giovedì 26 ottobre 2017

Weak

Le uniche ore felici in cui si può circolare a Roma sono nella fascia 11/16.
Prima o dopo è un inferno di rumori assordanti, vociare oltre i limiti del decente, aggressività incontenibile, epiteti tristemente coloriti, clacson, gabbiani urlanti, pappagalli verdi e uomini bavosi e sputacchiosi. Dalle 8 alle 10 è già tanto se riesci a trovare 1 posto che ti faccia conservare le tue funzioni vitali (in autobus), e la gente ha (giustamente) delle facce sconsolate come di chi debba andare sulla ghigliottina. Dalle 17 ecco gli "uscitori da lavoro", che fanno a gara a chi arriva prima e a chi spintona più forte il vicino.
E al calar del sole, non importa che ora sia, escono fuori dei veri e propri MOSTRI.
Tutto questo si mischia inesorabilmente, senza potersi fondere, col silenzio delle persone che, coraggiosamente ed eroicamente, cercano di sopportare (non potendo combatterlo) questo clima di terrore.
Questo è ciò che si prova a una fermata qualsiasi effettuata dal 3, nel tragitto che mi porta, alle 20 di sera, dalla stazione trastevere a via labicana.

Mi sento indifesa, fragile, scoperta.
Non so dove guardare per non guardare.
Non so come fare per non sentire questo frastuono, e mi si è anche rotto l'ipod.
Lo so, è solo una massa informe di disperazione, siamo tutti sulla stessa barca, sì...ma sono debole, e non so come fare

Nessun commento:

Posta un commento